Aprile 2006
Articolo per GoodNight Magazine

Fashion e contemporaneità: "MODA" o "MODE"
di Carlotta Lucato 
Istituto MODA&IMMAGINE

Mai come ai giorni nostri la moda si è ritrovata al centro degli interessi della società in cui viviamo:  stiamo assistendo, infatti, ad un proliferare di riviste del settore, di servizi televisivi e di programmi ad hoc sulle principali reti nazionali, per non parlare dei cosiddetti esperti di mass media o di marketing che appaiono sempre più in tutti i salotti televisivi per dirci cosa è trendy, cosa è cool e cosa lo sarà nella prossima stagione. Fermo restando che queste fonti ci consigliano abbigliamenti differenti le une dalle altre ed ogni mese diversi, rischiando di provocare nel lettore una sorta di confusione da eccesso di informazioni e dando talvolta l' impressione di non sapere neppure loro dove sbattere la testa, in mezzo a tutti gli stimoli che giungono loro ogni stagione dalle passerelle. Ma è sempre stato così?


Nel 1947 un esordiente dal nome di Christian Dior fece terra bruciata intorno a sé con una collezione fatta di gonne amplissime e di vitini di vespa in un mondo che ancora non si era ripreso del tutto dalle deprivazioni della guerra:  le fashion victims dell' epoca fecero di questo look - o, rifacendosi a come era stato denominato, New Look - la  propria Bibbia, e per anni non ci fu spazio per altre tendenze. Qualcosa di simile era già avvenuto con i tailleur costituiti da giacca maschile e gonna diritta o con pantaloni proposti da Chanel negli anni '30, che furono accolti con un' ovazione dalle donne dell' epoca, finalmente non più impacciate nei movimenti da abiti poco funzionali, e qualcosa di simile avverrà negli anni '60 con la minigonna di Mary Quant. Ma oggi questa polarizzazione verso un unico dictat, verso un unico stile, non pare più possibile; accantonando per un attimo le rivista di moda, ci basta scendere in strada per renderci conto che ognuno di noi si veste secondo uno stile diverso; anzi, è proprio questo che ci fa sentire "alla moda", perché ognuno cerca di affermare la propria personalità ben consapevole del fatto che è proprio questo che va di moda, che è ciò che la moda richiede e che chiunque pretenda di essere trendy deve fare. E riprendendo le riviste di moda accantonate, abbiamo la conferma di ciò: ogni stilista propone un lavoro completamente diverso non solo dai suoi colleghi, ma anche da tutto ciò che lui stesso aveva proposto solo sei mesi prima. Se la moda è (quanto è dura darne una definizione!) un'usanza più o meno mutevole che diventa gusto prevalente e che si insinua nel modo di vestire - e non solo, ma quello è un altro discorso - di una comunità, stiamo forse assistendo ad un passaggio dalla moda alle mode?
Probabilmente rispondere a questo quesito non è possibile, tuttavia cerchiamo di prendere in analisi i possibili fattori che hanno portato un elemento sociale fondamentale come la moda ad un cambiamento epocale. Una prima motivazione al nuovo operato degli stilisti e alle nuove abitudini vestimentarie della società si ritrova sicuramente nel periodo storico che stiamo vivendo: la società occidentale, il motore propulsore della moda mondiale, sta vivendo una fase di grande confusione di accadimenti in cui non esiste un singolo evento sconvolgente e predominante, ma vi sono mille eventi di dimensioni micro e macro dislocati in ogni dove, che concorrono ovviamente a delineare centinaia di correnti di pensiero. Ed è proprio di questo che  si nutre la moda, di lenti speciali per dare una propria interpretazione del mondo. Se, dunque, Dior con il suo genio ha trovato terreno fertile in un periodo in cui la popolazione mondiale, reduce dalla Seconda Guerra, aveva appena finito di patire la stessa miseria, la stessa distruzione, la stessa fame, egli stesso oggi avrebbe probabilmente molte difficoltà  a imporre il proprio New Look al mondo intero, in quanto non tutti lo comprenderebbero -o forse è meglio dire lo condividerebbero, e tra poco spiegheremo perchè- proprio per le esperienze differenti che ogni realtà sta vivendo e che ci portano ad avere diverse visioni della realtà e diverse aspettative per il futuro. La differenziazione delle esperienze si traduce, dunque, anche in differenziazione della moda.

Un secondo elemento, che spiega il perché del mescolarsi su uno stesso territorio di tendenze dalle origini molto differenti è legato allo svilupparsi della società di massa, che con gli attuali strumenti della tecnologia, Internet in testa, ci permettono di conoscere in tempo reale tutto ciò che accade nel mondo. Questo è un carattere esclusivo della nostra contemporaneità: fino ad una decina di anni fa sarebbe stato impensabile assistere in diretta ad una tragedia immane come il crollo delle Torri Gemelle, per fare l'esempio più eclatante. Ci troviamo tutti a partecipare senza differita ad eventi che possono accadere a migliaia di chilometri di distanza da noi; veniamo a conoscenza, con un click o con uno zapping sui canali satellitari, delle notizie relative a Paesi e a realtà completamente differenti dala nostra. Viene dunque da sé che questo aggiornamento continuo della realtà mondiale ci porta a contatto con movimenti culturali e sociali e correnti di pensiero da tutto il mondo, e quindi anche con una moda che può differire dalla nostra. Gli stilisti sono i primi a cogliere queste tendenze ed a farle proprie, proponendole poi in chiave riveduta e corretta, a seconda delle propie posizioni in proposito, sulle passerelle, creando così in molte persone poco quell' impressione di "collezione-calderone" in cui neppure il creatore di moda sapeva cosa volesse comunicare. In realtà una collezione di moda è sempre supportata da un significato ben delineato. Oltre agli stilisti,  anche la società viene a conoscenza delle tendenze venute da lontano e veicolate dai mass-media: sta poi ad ognuno di noi interpretare, condividere o meno ciò che vediamo e sentiamo a proposito degli argomenti di attualità che ci vengono presentati, ed ognuno di noi traspone le sue impressioni su ciò che indossa, scegliendo lo stile proposto da un creatore piuttosto che un altro, mescolando e interpretando a modo proprio le singole tendenze. Fino alla prossima stagione, poi si vedrà.

Ultima motivazione alla nascita della moda contemporanea,frammentata e senza colonna portante, è sicuramente più materiale, ma tuttavia porta alla ribalta una questione molto sentita negli ultimi anni : quella dei copiatori di moda. La crescita continua di imitazioni delle grandi firme da parte di piccole case di produzione, nonché l'imitazione illegale dei prodotti di alta moda, hanno portato gli stilisti ad optare per una tecnica di "depistaggio" che spiazza l'inseguitore con continui cambi di rotta rispetto a se stessi e rispetto ai colleghi. In tal modo si cerca di salvaguardare il più possibile l'orientamento proposto per la stagione dalla casa di moda, ma l' effetto collaterale è, appunto, quello di contribuire alla "confusione creativa" in mezzo alla quale noi consumatori dobbiamo imparare ad orientarci. Senza aver paura di mischiare uno stile con l'altro, perché fa parte della moda- o delle mode-  della contemporaneità
 

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